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Comunicazioni o Circolari Recenti

RISOLUZIONE N.15/E

Modificato il 02 17, 2012

Roma, 13 febbraio 2012
OGGETTO: Articolo 14, comma 11, della legge 12 novembre 2011, n. 183 -
Chiarimenti
Da più parti è stato chiesto di chiarire il corretto ambito di applicazione
dell’articolo 14, comma 11, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (c.d. “legge di
stabilità 2012”) il quale ha stabilito che “i limiti per la liquidazione trimestrale
dell’IVA sono i medesimi di quelli fissati per il regime di contabilità semplificata”.
Al riguardo, preliminarmente, si evidenzia che la richiamata disposizione ha
posto rimedio al disallineamento normativo creatosi tra il comparto IVA ed il
comparto delle imposte dirette a seguito dell’innalzamento della soglia dei ricavi
entro i quali è possibile usufruire del regime di contabilità semplificata, operato dal
decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla legge 12 luglio 2011, n. 106
(c.d. “decreto sviluppo”).
Con l’articolo 7, comma 2, lett. m), del citato decreto era stato, infatti,
modificato il solo contenuto dell’articolo 18 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante le soglie di accesso al regime di
contabilità semplificata, prevedendo un innalzamento delle stesse da 309.874,14
euro a 400mila euro, per le imprese che prestano servizi, e da 516.456,90 euro a
700mila euro, per le imprese che svolgono altre attività.
Direzione Centrale Normativa 2
Erano rimasti, invece, inalterati i limiti di volume d’affari di cui all’articolo 7
del decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1999, n. 542, che consente ai
contribuenti di minori dimensioni di effettuare le liquidazioni ed i versamenti
dell’IVA (maggiorati dell’1%, a titolo d’interesse, non deducibile ai fini
dell’imposta sui redditi) con periodicità trimestrale anziché mensile (entro il 16 del
secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari).
Per effetto della disposizione di cui all’articolo 14, comma 11, della legge n.
183 del 2011, dal 1° gennaio 2012, quindi, gli ammontari dei limiti di riferimento
per beneficiare delle semplificazioni in parola, ai fini IVA, sono stati riallineati con
quelli previsti per le imposte dirette.
Tanto premesso, i dubbi espressi dagli operatori del settore e dalla stampa
specializzata circa il corretto ambito di applicazione del medesimo articolo 14,
comma 11, della legge n. 183 del 2011, riguardano, in particolare:
1. il parametro al quale collegare i nuovi limiti monetari;
2. la possibilità, per i contribuenti trimestrali, di continuare a differire al 16
marzo dell’anno successivo il versamento del saldo del periodo d’imposta.
Relativamente al primo punto si osserva che, sebbene la modifica operata con
la legge di stabilità 2012 sia stata introdotta con disposizione autonoma ovvero
senza intervenire direttamente nel testo del citato articolo 7 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 542 del 1999, è a quest’ultimo che si deve fare
esclusivo riferimento al fine di rinvenire il parametro al quale i nuovi valori
monetari devono essere ricollegati. Ne consegue che il richiamo operato dal comma
11 dell’articolo 14 ai limiti “fissati per il regime di contabilità semplificata” non
implica che a rilevare, ai fini della determinazione della periodicità degli
adempimenti IVA, sia l’importo dei ricavi previsti dagli articoli 57 e 85 del decreto
del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917. Ai fini della predetta
determinazione continua a rilevare esclusivamente il volume d’affari, costituito
dall’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi 3
poste in essere nell’anno, con le eccezioni di cui all’articolo 20 del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
In altre parole, per effetto dell’intervento, seppur indiretto, sul citato articolo
7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 542 del 1999, allo stato, possono